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Libertà di parola e società aperta: Milton e Popper

Ha un limite la libertà d’espressione?

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Immaginate di essere nel 1644: John Milton, uno dei più importanti esponenti dei Puritani ha appena scritto un pamphlet in cui, nonostante la rigorosa adesione di questi ultimi alla morale veterotestamentaria in materia di divorzio e matrimonio, sostiene l’esatto opposto, cioè il divorzio è lecito e giusto. I Puritani ne richiedono l’immediata censura, proprio come avrebbe fatto l’odiata Inquisizione romana.

 

La libertà di parola per Milton

Milton replica ai suoi colleghi con il celebre discorso Areopagitica, che prende il nome dall’Areopago, un colle ateniese in cui si trovavano i tribunali e dove l’illustre oratore Isocrate tenne un discorso.
Milton fa di tutto per sostenere la sua causa: qualunque sia l’adesione religiosa di un individuo, nessuno ha il diritto di privarlo del suo vitale esercizio della libertà di parola. Un libro per Milton è come un essere umano e censurarlo significherebbe ucciderlo. Il suo desiderio di “conoscere, parlare ed esprimersi secondo coscienza su tutte le libertà” indica che la libertà più importante è poter parlare e dire ciò che si pensa.
Questa stessa riflessione riecheggia nel Primo Emendamento alla Costituzione statunitense.

 

La libertà di d’espressione oggi

Una difesa accorata, che è certamente sacrosanta nel 1644.  Ma oggi?
Oggi viviamo in un mondo in cui esprimere la propria opinione minaccia la stabilità di uno Stato, soprattutto se si tratta di bufale o di slogan razzisti di esponenti politici.
Ha un limite la libertà d’espressione? Sì, come sintetizza il filosofo austro-inglese Karl Raimund Popper (1902-1994) nella sua celebre La società aperta e i suoi nemici (1945). Il pensatore sintetizza che la società deve respingere con forza l’intolleranza e gli intolleranti, se intende preservare la tolleranza.
Sembrerebbe un paradosso, ma, a mio giudizio, è corretto: è giusto, in determinate circostanze, dare un limite alla libertà d’opinione, se si vuole mantenere uno stato coeso, equilibrato e si vuole evitare l’instabilità prodotta da slogan razzisti e le bufale insostenibili che popolano Facebook.

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