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Il principe di Ostia Bronx tratta di fallimento. Oppure no.

Se non è la fama a legittimare la figura dell’attore, dell’artista, è necessario stabilire chi ha il diritto di definire l’arte

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“Il cinema lo fa chi ha fatto le accademie”, e gli attori Dario e Maury dalle accademie sono stati rifiutati. Tutto ciò che gli resta della recitazione, che non hanno potuto concretizzare in professione, è il gioco, in uno dei sensi più arcaici del termine: il ludus che consiste nel mascherarsi e nel restituire un’immagine grottesca, ma non per questo meno fedele, della realtà.
Dunque, pur tagliati fuori dalla scena teatrale e cinematografica italiana, i due si sono ritagliati da vent’anni uno spazio dove esprimersi: la spiaggia nudista di Capocotta, Ostia. I loro personaggi di felliniana memoria – il Principe e la Contessa – sono ormai punti di riferimento per i locali, che a differenza dell’élite del panorama artistico ne riconoscono il valore socio-culturale.

 

Maurilio Fonte and Dario Galletti Magnani in Il principe di Ostia Bronx © 2017 Kiné – Courtesy di Raffaele Passerini

 

Il docufilm di Passerini invita alla riflessione su concetti quali arte, successo e felicità. Il sogno di Dario e Maury si è infranto, dal momento che non sono diventati attori. Ma chi è l’attore? Se è semplicemente colui che recita una parte, di fatto Dario e Maury realizzano il loro sogno quotidianamente. Se non altro, a mancargli è una piattaforma adeguata: Maury, ad esempio, soffre per l’impossibilità di esibirsi a teatro, e teme di non avere occasioni future per farlo. Ma, come sottolinea Dario, la visibilità e la fama contano relativamente poco se si è riusciti nella già ardua impresa di conquistarsi una “piazza,” di “[buttare] giù un mattone della società.” Se non è la fama a legittimare la figura dell’attore, dell’artista, è necessario stabilire chi ha il diritto di definire l’arte. In tale questione risiede la chiave di lettura de Il principe di Ostia Bronx: per definire i protagonisti falliti o arrivati, felici o miserabili, occorre affidare il giudizio al critico o alla persona comune che in loro trova rappresentazione.

 

Passerini ritrae con brutale delicatezza la vita e l’amore di due uomini al margine, che costituiscono una sfida sia verso la distinzione fra cultura alta e popolare, sia verso un mondo dove non esiste significato al di fuori di profitto e utilità. Solo una certezza rimane: Dario e Maury hanno preferito “il fumo della barricata” alla “banca” – questa scelta musicale merita una menzione speciale – e in qualche modo la loro scelta dev’essere stata felice, laddove tutto, dai loro costumi eccentrici alla casa traboccante di memorabilia del cinema, urla amore per la vita.

 


Regia: Raffaele Passerini
Cast: Dario Galletti Magnani, Maurilio Fonte
Anno: 2017
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