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I come Infamia: l’ascesa e il declino di Tonya Harding raccontati in I, Tonya

Il nuovo film di Craig Gillespie esplora le sfaccettature e l’ironia cupa di una delle storie americane più discusse degli ultimi trent’anni

2 minuti

Costretta da una mostruosa “mamma da palcoscenico” a una vita dedicata esclusivamente al pattinaggio su ghiaccio, oggi Tonya Harding (una sorprendente Margot Robbie) è a stento ricordata per i suoi successi. Ciò che è rimasto indelebile di questa fatina innocente dai capelli d’oro ma col vocabolario di uno scaricatore di porto è il suo coinvolgimento nell’attacco contro la rivale Nancy Kerrigan e l’espulsione a vita dal mondo del pattinaggio agonistico.

 

Per quanto la Disney ci possa provare con la sua versione romanzata di Pocahontas e la bella Tiana, gran lavoratrice che si diverte a baciare ranocchi, il personaggio pubblico che meglio rappresenta l’idea di una Principessa Disney americana di stampo realistico è la famigerata Tonya Harding. Bella, bravissima e condannata a essere inghiottita dal mostro del pensiero di gruppo, Tonya è la vera Principessa Disney del Sogno Americano.
Come la pattinatrice stessa dice nel nuovo film diretto da Craig Gillespie (Lars e una ragazza tutta sua, altra decostruzione di tropi romantici), l’America desidera qualcuno da amare, poi odiare e, infine, trasformare in una barzelletta, e il popolo americano vuole una tale spirale verso l’infamia esplicitata nella maniera più semplice possibile.

 

Dire che questo pensiero descriva alla perfezione l’America di Trump sarebbe forse ingiusto nei confronti di un’amministrazione che di giustizia se ne merita ben poca: perché, in effetti, una tale parabola della fama in America è vera da moltissimo tempo ed è uno dei tanti orrori della cultura americana che hanno portato alla confusione totale in cui il paese si trova adesso.

 

Julianne Nicholson, Bojana Novakovic, Sebastian Stan e Margot Robbie in I, Tonya © 2017 – Neon/Lucky Red
Sopra: Margot Robbie nel ruolo di Tonya Harding in I, Tonya © 2017 – Neon/Lucky Red

 

Partendo da quella verità deprimente, I, Tonya i immerge in tutte le complessità che si nascondono dietro l’idiozia di una fama veloce e priva di qualsivoglia razionalità: nei vestitini da Campanellino pieni di lustrini indossati da Tonya c’è cucita una profonda ignoranza, povertà, chiusura mentale e abuso. E c’è stoltezza, avidità e la totale mancanza di comprensione della filosofia del Sogno Americano in tutte le persone che hanno distrutto la vita di Tonya, per quanto il coinvolgimento di lei stessa possa essere stato cruciale in tale processo. Ancora, c’è una ferocia spaventosa nella maniera in cui la bestia della massa morde, mastica e sputa fuori gli esseri umani.
La fama e l’infamia di Tonya durano un giro di notiziari. Non appena le luci si spengono, c’è una nuova bassezza da sfruttare (in questo caso, il processo per omicidio a O.J. Simpson).

 

Sebastian Stan e Margot Robbie in I, Tonya © 2017 – Neon/Lucky Red

 

Tra una regia raffinata, una sceneggiatura pungente e performance di prima qualità, I, Tonya è una favola molto attuale sulla cultura della violenza, ma anche una storia che cerca di riconsegnare umanità a un gruppo di persone di stupidità unica. Mette uno specchio davanti alla società, una società che trova conforto nella sua stessa stupidità e teme la verità e il sapere. Uno specchio scomodo, ma necessario.
Ridere di Tonya Harding è ridere della nostra ossessione per una fama priva di significato: sarebbe anche ora di renderci conto di quanto simili atteggiamenti ci facciano sembrare ridicoli. Molto più ridicoli di una ragazza semplice, nel suo tulle da fatina, picchiata a sangue e scaraventata in una realtà piena di brutture ed egoismo.

 


Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Steven Rogers
Cast: Margot Robbie, Bobby Cannavale, Sebastian Stan, Mckenna Grace, Allison Janney, Julianne Nicholson, Bojana Novakovic, Caitlin Carver, Joey Thurmond, Catherine Dyer, Evan George Vourazeris, Joshua Mikel, Paul Walter Hauser, Heather Williams, Jason Davis
Anno: 2017
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Ciro Di Lella works as an Art History and Literature teacher in a private school in Rome and freelances as a translator of Young Adult and romance novels (English to Italian) for a publisher based in Brescia. In the past, he has worked as the artistic director for a film club aimed at high-schoolers. He got the film bug when he was in middle school and hasn’t stopped watching and writing about movies ever since. He’s also a voting member of the International Cinephile Society (https://icsfilm.org/).

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