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Pixar. 30 anni di animazione

L’arte dell’animazione si fonda essenzialmente sull’idea del movimento, e infatti la mostra crea un percorso attraverso il tempo (passato e presente, dallo zootropio al digitale) e lo spazio.

4 minuti

 

Nella sua stanza, un bambino gioca con alcuni pupazzi. Si diverte, e finge che siano personaggi di una storia, immaginandosi una serie di avventure di cui i suoi giocattoli diventano protagonisti. Quando si stanca, il bimbo lascia i pupazzi a terra, e si addormenta. Improvvisamente i giocattoli prendono vita, e iniziano a muoversi da soli, diventando personaggi veri e propri, dotati di una loro volontà.

 

Si tratta forse di Toy Story? No, la scena appena descritta appartiene a un film muto italiano intitolato La guerra e il sogno di Momi, uscito nel lontano 1917, più di un secolo fa. Nel 1995 usciva invece Toy Story, primo film girato interamente in digitale, realizzato dai pionieri della moderna animazione: gli artisti del computer che hanno creato la Pixar. Entrambi questi film rappresentano un momento di svolta nel panorama cinematografico, e insieme raccontano una storia che narra di infanzia, di giocattoli, ma soprattutto di creatività e immaginazione.

 

La celebre lampada divenuta simbolo della Pixar

 

Passato e presente, vecchio e nuovo che dialogano tra loro

Chi oggi si reca alla mostra Pixar. 30 anni di animazione, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma, non può non accorgersi di questo continuo dialogo tra passato e presente.
A primo impatto, ciò che appare più evidente è di sicuro la celebrazione. Gigantografie raffiguranti scene di alcuni film torreggiano ai quattro angoli della sala centrale, assomigliando quasi a immensi affreschi. Addentrandosi però nelle sale circostanti, si comincia una sorta di viaggio alla scoperta di tutti quei piccoli elementi che, sommati assieme, contribuiscono a creare l’illusione del cinema, e in questo caso dell’animazione, che è per eccellenza l’arte di dar vita a degli oggetti inanimati.
Passando attraverso una serie di schizzi, disegni, storyboard che raccontano la creazione e lo sviluppo di ogni film, si giunge infatti in una piccola sala buia, nella quale è stato ricostruito un oggetto che appartiene alla preistoria del cinema d’animazione: lo zootropio.

 

Lo zootropio tridimensionale

 

Si tratta di uno strumento inventato nella prima metà dell’Ottocento, nato dagli studi sull’ottica, che ebbe grande successo anche come gioco. Un personaggio ad esempio viene mostrato nell’atto del camminare, e la sua azione viene scomposta in una serie di immagini in successione. Montate su un cilindro le immagini vengono fatte ruotare a gran velocità, dando così l’impressione del movimento.
Lo zootropio esposto alla mostra Pixar è di un tipo particolare: è tridimensionale. Quando viene messa in funzione, ancora oggi questa antica invenzione è in grado di suscitare una certa dose di stupore. Vediamo una serie di modellini rappresentanti alcuni personaggi del primo e più celebre film Pixar, Toy Story, disposti in cerchio uno dietro l’altro. Ogni modellino rappresenta un preciso momento di una data azione. Ed ecco che d’improvviso il meccanismo si attiva e la fila di pupazzi inizia a ruotare, sempre più velocemente, finché, meraviglia, i pupazzi non prendono vita, iniziando a muoversi tutti insieme: si animano.

 

Ma le magie non finiscono qui: in un’altra sala, stavolta più grande, troviamo un enorme schermo che occupa tutta la parete. Questa installazione, l’Artscape, conduce lo spettatore in un viaggio attraverso i vari film: partendo dai disegni entriamo progressivamente all’interno del set, esplorando le ambientazioni e seguendo i personaggi all’interno delle loro storie. Una specie di mostra nella mostra, una panoramica sul grande schermo dell’intero mondo Pixar.

 

Disegno tratto dal corto “One Man Band”

 

I corti

Un’attenzione particolare viene dedicata ai cortometraggi, che costituiscono una parte della produzione forse meno conosciuta dal grande pubblico, ma di enorme importanza. In effetti, la Pixar inizia proprio dai cortometraggi: nel 1984 usciva The Adventures of André and Wally B., e due anni dopo Luxo Junior, dove compare la celebre lampada che diventerà il logo della casa d’animazione. I cortometraggi, essendo prodotti brevi e non pensati (inizialmente) per la distribuzione, davano la possibilità di sperimentare, di esplorare le potenzialità creative dei nuovi software. In altre parole, i corti sono stati la palestra in cui l’animazione digitale si è sviluppata ed è cresciuta. La mostra dedica un’intera sala al mondo dei cortometraggi, dando al visitatore la possibilità di vedere come in poco più di trent’anni questa nuova forma d’arte si sia evoluta, all’insegna di una riproduzione sempre più fedele e minuziosa della realtà.

 

Lo storyboard digitale: il passaggio dalla matita al computer

 

Il processo creativo

Molto interessante, infine, è la parete dedicata all’intero processo creativo dei film. Una serie di pannelli ci mostra come viene sviluppato un film: si comincia dal soggetto, poche righe che descrivono la trama; viene poi stesa una sceneggiatura, con descrizioni e dialoghi, che permette di valutare i tempi e i costi di produzione; in seguito si inizia il lavoro di animazione vero e proprio, con la creazione dei primi personaggi, e di uno storyboard, che assomiglia molto a un fumetto, in cui ogni vignetta corrisponde a un’inquadratura del film. Il primo storyboard viene disegnato a mano, e solo in seguito riprodotto al computer in formato digitale. Attraverso i diversi software, il mondo che prima era ancora su carta diventa tridimensionale, i personaggi vengono modellati come delle statuette e fatti muovere. Si costruiscono le scene, gli ambienti, le luci, i colori, i rumori, fino ad arrivare alle musiche e all’editing finale. Si tratta di un processo produttivo molto lungo e complesso, che a volte richiede anche alcuni anni (il primo Toy Story richiese quattro anni di lavoro) e anche numerose ricerche sul campo (ad esempio per Ratatouille la troupe si recò a Parigi per studiare i colori della città, le luci, l’atmosfera, e cercare di riprodurre il tutto fedelmente).

 

L’arte dell’animazione si fonda essenzialmente sull’idea del movimento, e così anche la mostra cerca di rappresentare questa idea portando il visitatore in un percorso attraverso il tempo (passato e presente, dallo zootropio al digitale) e lo spazio.
La mostra Pixar. 30 anni di animazione proseguirà fino al 20 gennaio 2019, affiancata inoltre da una rassegna dedicata all’intera produzione dei lungometraggi Pixar, proiettati gratuitamente nella sala cinema del Palazzo delle Esposizioni.

 


 

Pixar. 30 anni di animazione
Palazzo delle Esposizioni
via Nazionale, 194, Roma

A cura di Elyse Klaidman e Maria Grazia Mattei
Fino al 20 gennaio 2019
Biglietto € 6-12,50
Orari: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 10.00 alle ore 20.00; venerdì e sabato dalle ore 10.00 alle ore 22.30; lunedì chiuso.

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