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La forza della perseveranza: donne combattive, pensatrici e sognatrici nell’anno dell’#OscarsSoMale

Con le loro nomination (o esclusioni) queste dieci donne rappresentano cosa Hollywood può fare per sconfiggere l’America di Trump e cosa ancora c’è da sistemare.

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Malgrado il pensiero vada al futuro capolavoro satirico Melania che i gemelli Clooney dirigeranno nel 2047, osservare Natalie Portman che dona anima e respiro alla Jackie Kennedy nel capolavoro quasi-biografico di Pablo Larraín è un’esperienza trascinante che lascia l’amaro in bocca in quest’anno di crisi politica statunitense.
La Camelot sognata da Jackie era la promessa di un’America migliore, di un paese pronto ad ammettere i propri problemi e desideroso di risolverli, una favola che ispirò un vero cambiamento. Un cambiamento che richiese anni per iniziare, raggiunto parzialmente e che oggi si sta frantumando, non senza dar filo da torcere a chi è fossilizzato sul passato. Le donne sono le eroine di questa nuova realtà di marce, proteste e dissenso politico e una cosa che Jackie fa molto bene è rappresentare la perseveranza che renderà le donne vincitrici, alla fine, contro disgustosi demagoghi: la Jackie di Natalie Portman non è una dea del glamour, scintillante sulle copertine delle riviste. È una donna dura, spesso irritante, confusa e spaventata eppure mai sconfitta. Lo spettacolo a cui assistiamo non è piacevole, non è accomodante: è sangue che si secca lentamente su un tailleur rosa dalle linee immacolate, sono mani che tengono insieme pezzi di cervello e di cranio.

È lo sporco, gli umori, il pianto straziante di Viola Davis che combatte con le unghie e con i denti per la dignità di un uomo imperfetto in Barriere, diretto da Denzel Washington, perché ogni storia ha il diritto di essere raccontata, ogni voce deve essere ascoltata.
Sono gli artigli e gli urli e le lacrime e il dolore di una ribellione che non si darà mai per vinta, sorvegliata dagli occhi della Principessa Leia, nuova icona portata in celebrazione per le strade di un’America in rivolta.

 

Viola Davis in Fences © 2016 Paramount Pictures Above: Natalie Portman in Jakie © 2016 Fox Searchlight Pictures

Viola Davis in Barriere © 2016 Paramount Pictures
Sopra: Natalie Portman in Jackie © 2016 Fox Searchlight Pictures

 

Combattere per il diritto di vivere…

Combattenti sono anche i personaggi interpretati da altre due candidate al premio per la Miglior Attrice, Isabelle Huppert e Ruth Negga. Nel controverso e cupamente ironico Elle, la dea dai capelli rossi del cinema francese si riappropria del suo ruolo da architetto della propria vita: le sue azioni, assurde e spesso non difendibili, non sono guidate dalla vendetta, ma dal desiderio di non permettere agli uomini di condurre la sua esistenza attraverso ignobili atti di violenza. La Michèle di Isabelle è una leonessa che, malgrado sia stata ferita, sa immediatamente trasformarsi da preda in predatore.

 

Isabelle Huppert in Elle © 2016 Sony Pictures Classics

Isabelle Huppert in Elle © 2016 Sony Pictures Classics

Ruth Negga in Loving © 2016 Focus Features

Ruth Negga in Loving © 2016 Focus Features

 

La Mildred interpretata da Ruth Negga in Loving, invece, è una combattente le cui armi sono un sorriso discreto e l’inamovibile convinzione di essere nel giusto. I veri coniugi Loving combatterono e vinsero la loro battaglia contro il pregiudizio e cambiarono la storia delle coppie interrazziali attraverso la forza della loro unione e la semplicità delle loro vite.

 

…Pensare a soluzioni per migliorare il mondo…

Jackie, Michèle, Mildred e la Rose di Viola Davis sono tutte combattenti, ma sconfiggere il patriarcato è una lotta che passa anche dal cervello. Le eccellenze americane sono anche eccellenze femminili e di colore. Katherine G. Johnson (Taraji P. Henson), Mary Jackson (Janelle Monáe) e Dorothy Vaughan (la nominata Octavia Spencer), rivoluzionarie matematiche afroamericane della NASA negli anni di Jackie & Jack, esigono il loro posto nell’eccellenza americana con l’edificante Il diritto di contare, nominato a sorpresa anche come Miglior Film. Donne di colore che combattono ignoranza e pregiudizio con un’intelligenza posata, provando che senza di loro non ci sarebbe mai stata una bandiera americana sulla Luna.

 

Taraji P. Henson, Octavia Spencer, and Janelle Monáe in Il diritto di contare © 2016 20th Century Fox

Taraji P. Henson, Octavia Spencer, and Janelle Monáe in Hidden Figures © 2016 20th Century Fox

 

E probabilmente non ci sarebbe mai stato Arrival, altro candidato al Miglio Film che in maniera entusiasmante mescola scienza, linguaggio e H.P. Lovecraft, e pone ancora una volta una donna al centro. Un altro tipo di eccellenza americana, che parte dalla ricerca di un dialogo ponderato e unificante, qualcosa che l’odierna amministrazione statunitense non sa (o non vuole) fare. Amy Adams, nominata più volte di qualsiasi altra attrice della sua generazione, non è però stata nominata per Arrival.
Una brutta esclusione che è in odore di sessismo, visto che il film è stato candidato in tutte le categorie più importanti e che una star maschile nello stesso ruolo sarebbe stata sicuramente nominata. È un sintomo di ciò che ancora si deve sistemare, la fantascienza è ancora percepita come appannaggio degli uomini e, in senso più ampio, è anche l’esempio più eclatante di donne che vengono escluse dalle categorie tradizionalmente maschili in quest’anno di #OscarsSoMale.

 

Amy Adams in Arrival © 2016 Paramount Pictures

Amy Adams in Arrival © 2016 Paramount Pictures

 

Dove sono le donne dietro la macchina da presa? Il soffitto di cristallo è stato rotto anni fa da Kathryn Bigelow, prima e, fin’ora, unica donna ad aver vinto la statuetta come miglior regista, ma da allora non abbiamo avuto più donne nominate in quella categoria e poche presenze anche al di fuori di Miglior Attrice protagonista e non. Gli Oscar si sono accorti dei propri errori dopo la polemica dell’#OscarsSoWhite dello scorso anno, ora bisogna pensare un po’ anche in rosa.

 

…e osare sognare qualcosa di più

E con ciò arriviamo all’ultima categoria delle donne da Oscar di quest’anno: le sognatrici. Hollywood è una fabbrica di sogni e dovrebbe dare a più donne la possibilità di esaudirli anche nel mondo reale, non solo nelle favole raccontate sullo schermo. Quale maniera migliore di combattere una cultura basata sull’odio del poter osare di sognare qualcosa di migliore, una speranza in più, qualcosa di più bello malgrado le brutture che ci circondano e l’assurdità dei nostri stessi sogni.

 

Meryl Streep in Florence Foster Jenkins © 2015 Paramount Pictures/Lucky Red

Meryl Streep in Florence Foster Jenkins © 2015 Paramount Pictures/Lucky Red

 

La Florence di Meryl Streep in Florence Foster Jenkins è decisamente assurda, ma così incantevole nella sua assurdità. Ha un solo scopo, quello di piacere, di donare al mondo un po’ più di classe e creatività. Una forza di volontà che la rende unica e unicamente meravigliosa malgrado la mancanza di talento.

 

Emma Stone in La La Land

Emma Stone in La La Land © 2016 Lionsgate

 

La Mia interpretata da Emma Stone nel superfavorito La La Land, invece, è piena di talento, ma deve scavare a fondo per trovarlo. E lo trova quando si rende conto che la strada verso i nostri sogni, più che il compimento di essi, è ciò che può rendere la vita speciale. Il suo viaggio è simbolico di quanto importante sia diventato qualcosa di sciocco come star del cinema che ricevono statuette di un uomo dorato nudo, in un’America che sta lentamente distruggendo il Sogno Americano: non importa quanto ci provino i potenti, non importa quanto si crogiolino nell’ignoranza e nella paura, le loro vittime predilette persisteranno sempre, penseranno sempre, combatteranno e dimostreranno che il mondo può ancora appartenere agli sciocchi che sanno sognare.

Ciro Di Lella works as an Art History and Literature teacher in a private school in Rome and freelances as a translator of Young Adult and romance novels (English to Italian) for a publisher based in Brescia. In the past, he has worked as the artistic director for a film club aimed at high-schoolers. He got the film bug when he was in middle school and hasn’t stopped watching and writing about movies ever since. He’s also a voting member of the International Cinephile Society (https://icsfilm.org/).

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