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Magie per il futuro nel Padiglione Italia 2017

L’arte esposta nel Padiglione Italia diventa dunque strumento per abitare il mondo, per guardare al futuro con una nuova lente.

4 minuti

 

La 57esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia, intitolata Viva Arte Viva, è stata indubbiamente molto discussa (vedi quiqui e qui) per il punto di vista proposto dalla curatrice francese – direttrice del Centre Pompidou – Christine Macel. Abbandonando il modello politicizzato che aveva caratterizzato la precedente All The World’s Futures curata da Okwui Enwezor, Viva Arte Viva vuole porsi come una riflessione sull’aspetto umanistico dell’arte e sul lavoro dell’artista, come creazione di situazioni in cui il pubblico possa partecipare direttamente all’atto creativo, inteso dalla curatrice come base di ogni forma culturale, artistica, e dunque umana. Come specifica Macel nel testo guida «l’arte di oggi, di fronte ai conflitti e ai sussulti del mondo, testimonia la parte più preziosa dell’umanità, in un momento in cui l’umanesimo è messo in pericolo».

 

Seguendo una linea parallela, ma osservando con più attenzione il potenziale del nostro presente e del nostro futuro, Cecilia Alemani cura un Padiglione Italia dedicato al magico, al fantastico, alla facoltà umana dell’immaginazione come creatrice – in forma estetica ed estatica – di nuovi mondi e linguaggi. Si intitola infatti Il Mondo Magico, in riferimento all’omonimo romanzo dell’antropologo napoletano Ernesto de Martino, pubblicato nel 1948. Nel libro si riflette sulle credenze e sulle mitologie radicate nelle tradizioni italiane, e su come i rituali possano rappresentare un mezzo per riprendere il controllo in situazioni di incertezza e crisi. Insomma, un testo che può rendersi più che mai contemporaneo.

 

La mostra, lo spazio e il tempo

Tre gli artisti partecipanti: Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi e Adelita Husni-Bey. Ognuno di essi presenta un singolo progetto estremamente suggestivo, che strabilia i visitatori. L’intero padiglione si caratterizza per la quasi assenza di luce. Il buio fa da padrone in tutti gli spazi e crea un’atmosfera intensa, in cui sensi ed emozioni vengono fortemente coinvolti.

L’immensa e a tratti inquietante installazione di Cuoghi, Imitazione di Cristo (2017) indaga non solo la trasformazione della materia organica, ma anche il valore, l’identità, e l’utilizzo della tradizione nel contemporaneo. Il suo lavoro consiste infatti nel creare, sempre con lo stesso calco e con materiali organici, innumerevoli sculture di Cristo: un’archeologia contemporanea di uno studio che dura da duemila anni. I materiali utilizzati deteriorano nel corso del tempo, generando imitazioni sempre nuove che vengono poste dall’artista in una grande struttura in plastica trasparente al centro della stanza. Si ha modo di osservare il processo di decomposizione di ogni corpo in cui l’odore delle muffe riempie l’ambiente e contribuisce a creare un’atmosfera disturbante. Al di là di questa struttura si trova un forno nel quale le sculture, dopo essersi quasi del tutto decomposte, vengono inserite per bloccarne il totale deterioramento. Ciò che rimane viene poi ricomposto ed installato, come con i resti storici in un museo, sulla parete estrema della stanza.

 

Husni-Bey presenta The Reading / La Seduta (2017), una video installazione che documenta un laboratorio collettivo, girato a New York, in cui un gruppo di ragazzi riflette su questioni fondamentali legate al pianeta Terra, al mondo, e al loro legame spirituale e tecnologico con esso, utilizzando dei tarocchi disegnati dall’artista stessa. Nella stanza, assieme al video, serpeggiano delle mani di silicone illuminate, che simboleggiano gli elementi prostetici e virtuali già integrati nel nostro futuro.

 

Infine, a lasciare il pubblico a bocca aperta è l’installazione site-specific di Andreotta Calò. Dopo aver salito una scalinata, si presenta davanti agli occhi Senza Titolo (La fine del mondo) (2017). Ci sembra di guardare un ambiente immenso, quasi incomprensibile: una visione straniante in cui il soffitto del padiglione – una parte che non vediamo – viene qui mostrato attraverso la sua immagine riflessa da uno strato di acqua che rimane immobile. In lontananza uno specchio riflette i visitatori: un’immagine sfocata del sé come pubblico.

 

Il fascino e la riuscita del Padiglione Italia si articolano in parte sulle interpretazioni di spazio e tempo dei tre artisti. Nel caso di Husni-Bey, lo spettatore è trasportato nello spazio-tempo del rituale, nel quale è possibile fermarsi e riflettere prima dell’incorrere del futuro. Calò, invece, agisce sullo spazio stesso e lascia che sia in parte esso a definire la sua opera. L’acqua diventa una protagonista, restando innaturalmente immobile in un ambiente straniante, che ci aiuta a riflettere sulle nostre facoltà di osservare ed immaginare. Per Cuoghi, il tempo definisce il deterioramento dei corpi, riflettendo non solo meramente sulla natura caduca dell’uomo ma anche – soprattutto – sul suo bisogno di creare una memoria storica individuale e collettiva. Lo spazio si plasma a suo piacimento, trasformandosi in un laboratorio attivo e dunque dinamico, in divenire.

 

Padiglione Italia 2017. Foto di Francesca Gallo. Courtesy: l’artista, 57a Biennale di Venezia.

 

Padiglione Italia 2017. Foto di Francesca Gallo. Courtesy: l’artista, 57a Biennale di Venezia.

 

Padiglione Italia 2017. Foto di Edoardo D’Alessio. Courtesy: l’artista, 57a Biennale di Venezia.

Strumento per abitare il mondo

In contrasto con il lavoro di Enwezor, Alemani ha voluto proporre un itinerario anti-documentaristico e più personale, in cui l’essere umano può riaffermare la propria presenza, rielaborare la storia passata, creare un nuovo ponte tra passato, presente e futuro. Non si confutano gli aspetti negativi che caratterizzano storicamente il presente, ma, nonostante l’atmosfera cupa e straniante, si cercano strade da percorrere verso la creazione di realtà nuove. Come descrive Alemani, «i tre artisti invitati non cercano nel magico una via di fuga nell’irrazionale, quanto piuttosto una nuova esperienza della realtà: per loro la magia è uno strumento attraverso il quale abitare il mondo in tutta la sua ricchezza e molteplicità».

 

Misterioso, a tratti inquietante, stimolante, originale: il lavoro di Alemani e quello degli artisti selezionati non può che avvicinarsi alla concezione vetero-romantica di sublime. Mentre un tale approccio potrebbe risultare scontato e mirato esclusivamente ad impressionare il pubblico sul piano estetico, la visione della curatrice e degli artisti fornisce in realtà un nuovo percorso attraverso il quale è possibile pensare al presente e, soprattutto, al futuro in modo innovativo, facendo incontrare il passato e l’arcano con le tecnologie presenti. Ricorrere alla tradizione e al suo ripresentarsi nella contemporaneità in modo nuovo ed incisivo, così come utilizzare il magico in senso concreto e tangibile, sono strategie critiche e visive che raramente sono state sperimentate negli ultimi anni.

 

L’arte esposta nel Padiglione Italia diventa dunque strumento per abitare il mondo, per guardare al futuro con una nuova lente. Non un futuro forzatamente distopico o cyberpunk, ma piuttosto un futuro che, pur non negando le incertezze e il buio che in parte lo caratterizza (evidenziato dall’atmosfera tetra del padiglione), si apre a nuove possibilità non del tutto legate alle tecnologie o elementi prostetici. Se da una parte il tema del magico può risultare banale e/o anacronistico, dall’altra il modo in cui esso viene rielaborato dagli artisti partecipanti costruisce un nuovo percorso teorico e pratico da sperimentare per un’analisi del presente e del futuro che ci attende. Il lavoro individuale di ogni artista converge su un tema unico, creando una condizione in cui eterogeneità ed omogeneità possono convivere. Il tempo non è dunque lineare, ma eterogeneo e disarticolato – out of joint, come descritto da Derrida attraverso il concetto di hantologie. Lo spettatore è lasciato ad immergersi nello spazio, contemplando e affrontando il magico che regna nell’ambiente (sur)reale del padiglione.

 

After a B.A. in Art History, Francesca graduated with an M.A. in Contemporary Art Theory from Goldsmiths, University of London. She is mainly interested in the most recent trends and theories of contemporary art, with a particular focus on their researching and curating.

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