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“Mais museologos nos museus”. Il piccolo manifesto gigante dei museologi di Rio de Janeiro.

Questo è un manifesto degli studenti del Corso di Museologia della Scuola di Museologia della UNIRIO (Università Federale dello Stato di Rio de Janeiro), nato dal disprezzo per la nostra cultura, il nostro patrimonio e la nostra area di competenza. Cos’è

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Questo è un manifesto degli studenti del Corso di Museologia della Scuola di Museologia della UNIRIO (Università Federale dello Stato di Rio de Janeiro), nato dal disprezzo per la nostra cultura, il nostro patrimonio e la nostra area di competenza.

Cos’è la Museologia?

La Museologia sostiene l’incontro di diversi saperi, arti, conoscenze e scienze, unisce le persone e le loro identità in molteplici luoghi, come il Museo e le istituzioni affini.

“La museologia non serve alla vita, né serve per nulla”*.

La Museologia è un luogo di incontro del nostro comune e non dell’individuale.

Il Museo conserva il Patrimonio materiale e immateriale. E che cos’è il Patrimonio? Identità, senso di appartenenza, tutto ciò che un giorno fummo e che oggi siamo. Prendersene cura significa essere vicino al pubblico. Noi futuri museologi scegliamo di lottare, preservare, ricercare, divulgare e proteggere ciò che è di tutti! Quando questo viene privatizzato, cessa di essere collettivo. Ma ciò che è pubblico è comune a tutti! Apri le orecchie a ciò che è tuo!

[…]

Purtroppo viviamo in un momento nel quale il disprezzo verso la Cultura e verso la Museologia è parte del piano del potere di coloro che utilizzano la macchina pubblica a proprio vantaggio. Per i futuri professionisti del Patrimonio, un contesto così cupo causa sì profondo rammarico, ma soprattutto risveglia un movimento di lotta e resistenza. Su ognuno di noi ora grava una responsabilità: far diventare questo movimento più forte e più unito.

Questo è il nostro messaggio per coloro che osano provare a fare del settore della Cultura un’impresa: fermeremo e ostacoleremo coloro che oggi mettono a profitto la memoria nazionale.

*Frase: Prof. Màrio Chagas (Museologia – UNIRIO).

 

Loro sono i museologi dell’UNIRIO (Università Federale dello Stato di Rio de Janeiro) che urlano «Museologia é um ato político» (“la museologia è un atto politico!”) e che l’11 settembre hanno scritto questo manifesto dal titolo «Museologia em luta!» (“museologia in lotta!”).
 
In questi giorni continuano le manifestazioni, le proteste e le assemblee degli studenti del Corso di Museologia dell’Università di Rio. Dopo l’incendio che lo scorso 3 settembre ha quasi completamente devastato il Museu Nacional di Rio de Janeiro, i media hanno cercato di riportare possibili ricostruzioni delle dinamiche dell’incendio, descrivendo cosa è andato perduto e cosa si è salvato. Non si è letto molto, invece, dei movimenti di protesta nati spontaneamente, che hanno visto coinvolti studenti, docenti e museologi.
 
Tutti si sono chiesti perché i fondi del governo non siano mai pervenuti, tutti hanno capito che l’incendio (di cui il pericolo fu previsto già nel 2004, riposta The Economist) è stato dovuto alla mancanza di fondi di cui tutti i musei e le istituzioni culturali brasiliani soffrono (nonostante stanziati), come afferma anche la vice-direttrice del Museo Cristiana Serejo. Reagendo a questa situazione, si sono organizzati (soprattutto tramite i social network) chiedendo da subito maggiori risorse e supporto per la scienza, l’istruzione, l’arte e la cultura. Appello lanciato anche da parte del Consiglio Federale di Museologia (Cofem) che il 12 settembre ha pubblicato una nota de repùdio nella quale denuncia le misure provvisorie prese dal Ministero (tra cui la creazione di un’Agenzia Brasiliana dei Musei e l’eliminazione dell’Istituto Brasiliano dei Musei), le quali, secondo il Consiglio, «rivelano la mancanza di rispetto da parte del governo federale e del ministero della cultura per le istituzioni museologiche, il patrimonio storico e culturale del popolo brasiliano e in particolare per i professionisti della museologia».

Hanno usato una giustificazione – l’incendio del Museo Nazionale – per formalizzare un progetto governativo di liberalizzazione, secondo il quale ancora una volta lo Stato rinuncia al suo patrimonio e alla sua responsabilità.

(COFEM)

 

«Non siamo in lutto, siamo in lotta» è uno dei gridi che i protestanti lanciano e scrivono, insieme a «Più museologi nei musei». Oltre, dunque, alla presenza di più voci nei musei che riconoscano una politicizzazione nell’atto del mostrare una collezione, si chiede che l’affiliazione tra l’Università Federale di Rio de Janeiro e il Museo resti indissolubile (come previsto dall’articolo 207 della Costituzione Federale).

Qualsiasi misura dedicata alla rimozione del Museo Nazionale dalla UFRJ [Università] rappresenterebbe un atto arbitrario e autoritario contro l’autonomia universitaria e la comunità scientifica del paese. Il Museo Nazionale non è un’istituzione dedicata esclusivamente alla conservazione della collezione. Oltre a custodire la memoria, la cultura del paese e del mondo, qui si produce conoscenza, scienza avanzata […], il più alto indice di valutazione possibile per un’istituzione accademica in Brasile […]. Il corpo altamente qualificato di insegnanti, ricercatori, studenti e impiegati tecnico-amministrativi nell’educazione del Museo non potrebbe mai sottomettersi a un’organizzazione sociale o ad una istituzione diversa dalla UFRJ.

(Nota dell’Università riportata da Jornal do Brasil)

 

Perché si comprenda l’importanza di una disciplina che politicizza l’atto del mostrare e che apparentemente sembra relegata nell’ambito tecnico-economico, occorre rifiutare le politiche di liberalizzazione sfrenata nel settore culturale e prendere coscienza di ciò che è “comune”: capire cosa appartiene a chi. E forse qualcosa sull’immediata capacità di reazione, dai museologi di Rio, dovremmo impararla.

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Immagine di copertina: @museusparatodos pagina instagram. 13/09/2018.

After earning a BA in Art History (with concentration on modern and contemporary art) she realized her deep interest in museum studies while attending the MA in Visual Arts and Curatorial studies in Milan. Her research is focused on the cultural dynamics of museums and public collections and on their capacity of creating critical spirit within different audiences.

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